"Uomini o Burattini". Due incontri con il professor Franco Nembrini per rimettere al centro l'umanità
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Esiste un filo sottile che lega la solennità di Dante Alighieri alla semplicità intramontabile di Pinocchio. È un sentiero fatto di simboli e archetipi che, a distanza di secoli, continuano a parlarci con una forza sorprendente, offrendoci una bussola per orientarci nel presente e suggerendo un criterio per leggere la vita e guardare il mondo.
A mettere in luce questo legame è il Professor Franco Nembrini — pedagogista, scrittore e, prima ancora, uomo di scuola — la cui passione per i classici si sposa perfettamente con la filosofia educativa delle Scuole Mandelli Rodari.
Se la Commedia dantesca è da sempre, per Nembrini, una mappa per l’esistenza umana, è la sua rilettura del capolavoro di Collodi a sorprendere maggiormente: come può una fiaba per bambini, patrimonio della memoria collettiva, così profondamente radicata nella cultura popolare del nostro come di altri paesi, celare un messaggio universale dell’uomo e della storia dell’umanità?
Oltre il legno
L’analisi di Nembrini parte dall’attribuzione di un significato profondo alla commedia che vuole “ogni vita degna di essere osservata” e da qui opera una rilettura della storia di Pinocchio, che consenta, sotto il velo della fiaba, di scoprire l'eterna lotta tra l'essere "costruiti" per compiacere il mondo e il diventare, finalmente, individui liberi.
È proprio in questo spazio critico che si inserisce il ciclo di incontri pensati e presentati dalla Fondazione Mandelli Rodari insieme all’Associazione genitori dal titolo evocativo “Uomini o burattini: la sfida dell’educazione”, fortemente voluto dal Rettore Maria Grazia Fertoli.
Due appuntamenti — martedì 14 e 21 aprile alle ore 21:00 presso l’Aula Magna della scuola secondaria di via Bonomi 1 — dedicati a tutti i genitori (dalla scuola d’infanzia alle scuole medie inferiori) e agli insegnanti che desiderino riflettere sull'umanità propria e dei propri ragazzi.
L'obiettivo è ambizioso quanto necessario: capire cosa significhi oggi accompagnare un bambino lungo le varie tappe del proprio cammino di crescita verso una libertà consapevole, sottraendolo alla logica del "burattino" manovrato dalle aspettative altrui.
Il Rettore sottolinea con forza l'urgenza di questo confronto: i ragazzi oggi si trovano spesso prigionieri di standard invisibili ma soffocanti, «vivono – sostiene Fertoli - costretti in un mondo che li vuole con un pensiero unico, con un politicamente corretto nella testa, con una sottolineatura moralistica del dover essere bravi e capaci, efficienti e performanti a tutti i costi, invece, che diventare grandi anche attraverso gli sbagli, anche attraverso il limite, anche attraverso percorsi che possono essere tortuosi ma che portano ad avere una maggiore consapevolezza di sé e a mettere in atto la propria libertà: è quindi questo il motivo per cui abbiamo invitato il professor Nembrini.»
Il percorso proposto
Il viaggio proposto da Nembrini si articolerà in due momenti distinti: il primo (martedì 14 aprile) sarà una serata di "provocazione" e proposta, dove il Professore attingerà alla sua lunga esperienza di educatore e scrittore per tracciare le coordinate del tema.
Il secondo (martedì 21 aprile) sarà, invece, incentrato sulla discussione e sul dialogo, partendo dalle domande suscitate dalla sua proposta di relazione e di tutta l'esperienza dei genitori con i figli che stanno crescendo.
Fili rossi
Sono tante le analogie che legano il racconto del professor Nembrini con il cammino educativo proposto della scuola Mandelli che trova la sua sintesi migliore nel claim Educare persone libere. Un impegno che si traduce nel ricordare ogni giorno, a ogni studente, che la sua bellezza non risiede nei voti o nelle abilità, ma nel mistero stesso della sua esistenza.
«La nostra ambizione– continua il Rettore Fertoli - è che dalla nostra scuola escano ragazzi preparati e consapevoli del fatto che il mondo sarebbe meno senza la loro presenza, perché il loro esserci è prezioso, non per quello che faranno, per quello che saranno, ma per il fatto stesso di esistere e di avere legami, rapporti, relazioni con altri che possano in maniera buona costruire una buona vita» e prosegue spiegando come questa consapevolezza nasca dal lavoro quotidiano.
«Questa è la cosa che ci preme di più e la facciamo, non attraverso delle affermazioni di tipo morale o moralistico, ma attraverso il lavoro quotidiano, cioè aiutando i ragazzi con un lavoro paziente della conoscenza, della consapevolezza di ciò che incontrano, studiano, di ciò che imparano a poco a poco ad amare, del sapere che nelle cose c'è una positività che può dare loro fiducia e speranza nei confronti del mondo e della vita».
In fondo, non è forse questo il compito dell’alleanza scuola – famiglia? Ricordarsi a vicenda che la vita, nonostante le cadute e gli sbagli, è un’avventura profondamente positiva. E che solo accettando i propri limiti e le proprie grandezze si smette di essere burattini per diventare, finalmente, uomini.


